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 pezzi della mia ar(nima)te: pezzo di primo capitolo

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Rowena Riddle

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Età : 108
Località : catania siracusa e tutto ciò che c'è in mezzo
Data d'iscrizione : 20.12.08

MessaggioTitolo: pezzi della mia ar(nima)te: pezzo di primo capitolo   Mer Dic 31, 2008 8:19 pm

L’aria aveva la temperatura di un cadavere. La pioggia scendeva copiosa, abbondante, inzuppando la città. Era molto poetico, ma anche freddo e sgradevole, starsene lì, senza ombrello né riparo alcuno, con le mani in tasca, in piedi, immobile come uno stoccafisso. Al suo posto papà non avrebbe avuto freddo, no . Ma invece, accidenti, non era suo padre e batteva i denti. L’impermeabile nero era completamente bagnato e riluceva come un sacchetto dei rifiuti quando veniva colpito dalle luci della strada e del traffico. Brrr … freddo …ma se ne stava lì, lo stesso, con la tranquillità che deriva dalla rassegnazione: ormai i vestiti erano completamente fradici, come se li avesse indossati dopo averli immersi nell’ acqua, più di così ormai non avrebbe potuto bagnarsi. Se almeno i piedi fossero stati all’asciutto….ma le scarpe da ginnastica non erano estremamente adatte per stare in mezzo alle pozzanghere. Era già tardi… doveva muoversi o papà si sarebbe preoccupato. Non che suo padre potesse avere difficoltà a sapere dove si trovava, anche in una grande città come quella; gli sarebbero bastate poche ore, ovunque si trovasse, forse poteva essere anche questione di minuti, ma per quella sera non aveva intenzione di sorbirsi la predica…”è tardi , sei sempre in ritardo”; pareva già di sentirlo.
Iniziò a camminare lungo il marciapiede ove si affacciavano le vetrine scintillanti e eccessivamente illuminate dei negozi; una vetrina accanto all’altra, un negozio di fianco all’atro, grandi magazzini stipati , pieni di gente e confusione. Era già sera ma durante il fine settimana la gente si affrettava a fare acquisti e affollava il centro, anche con la pioggia, la quale era una causa aggiuntiva per il caos, già per altro pienamente sviluppato. I suoi capelli neri, troppo lunghi, aderivano al capo e al viso, bagnati dalla pioggia che non sembrava avere intenzione di demordere. Camminava lentamente, per fare una passeggiata, come se invece delle grosse gocce di pioggia ci fosse una calda e limpida serata. Il motivo di tanta calma era ovvio. Non voleva una ramanzina , ma aveva intenzione di tirare un po’ la corda: ogni minuto rubato al coprifuoco era un minuto guadagnato. Papà avrebbe fatto finta di non accorgersene…ma ovviamente lo notava. Alla fine giunse davanti casa: un appartamento singolo a piano terra di una residenza condominiale in una zona periferica relativamente tranquilla. Tirò fuori le chiavi, fece scattare la serratura del cancello esterno e poi quella della porta. Attraversò la soglia e si fermò all’ingresso, abbandonando sul pavimento una discreta quantità d’acqua. Una figura sottile era parzialmente in ombra poiché nessuna luce era accese nell’appartamento .L’uomo guardava dall’altra estremità del corridoio, appoggiato allo stipite della porta.
<<Ti verrà l’influenza>> disse <<Potevi portarti l’ombrello.>> sentenziò critico senza tuttavia muoversi per prendere un asciugamano o uno straccio per il pavimento.
La risposta che ricevette fu laconica
<<Che palle, pa’ >>. Le scarpe e il soprabito scivolarono via, zuppi. Suo padre alzò un sopracciglio.
<<Non ho mai risposto a mio padre in modo simile, io>>. Era un rimprovero ma il tono della voce esprimeva una semplice constatazione.
<<Beh, sono passati letteralmente secoli da quando tu rispondevi a tuo padre >>. Al contrario il tono dell’adolescente era molto più acido
<<Fatti una doccia calda , la stufa è già accesa in bagno e cambiati , i vestiti puliti sono sul letto. La cena è pronta fra poco>>. Ovviamente papà sapeva già che sarebbe tornato un pulcino bagnato al posto di un essere umano e aveva già disposto tutto. Meglio sbrigarsi, aveva già preso abbastanza freddo…papà non aveva detto nulla riguardo all’orario, in fondo aveva avuto fortuna, era stato distratto dalla scusa dell’ombrello. Cenò in solitudine come tutte le sere, mentre papà guardava il telegiornale. La sala da pranzo era arredata in maniera davvero strana; era un misto di antico e moderno: accanto a costosissimi pezzi di antiquariato risplendevano lucidi tavolini laccati in nero e teche in stile new age. Papà ascoltava distrattamente il tg locale mentre sfogliava un libro troppo velocemente. Solo le notizie di cronaca nera destavano un poco la sua attenzione mentre egli ignorava la politica o gli eventi sociali come se cercasse in quel mare di informazioni che si riversavano incontenibilmente dallo schermo, come da una sorgente inesauribile, una ben determinata notizia. Beh ..sapeva che cosa cercava papà, sapeva per quale tipo di notizia avrebbe drizzato le orecchie…
<<Io esco>>annunciò papà, quando il tg passò alle notizie di costume
<<Non sei già uscito? Pomeriggio intendo>>
<<Si, ma ho sbrigato alcune faccende>>disse papà posando il telecomando sulla tavola
<<Ok>> rispose sbrigativamente per prendere il telecomando alla velocità di un rapace, per cercare i cartoon
<<Sparecchia e vai a letto, non passare la notte davanti alla tv. Tornerò verso le 5. Chiuditi bene a chiave>>. La testolina nera fece un cenno di assenso distratto; la sua attenzione era stata catturata dal manga sul video. Il giovane uomo uscì e chiuse bene la porta. Beh , questa era una loro serata tipica. Per molte famiglie , anche quelle con un solo genitore come la loro, questa vita sarebbe sembrata strana , ma per loro era la semplice quotidianità


Camminava a passo veloce; i tacchi degli stivali colpivano l’asfalto producendo un rumore secco e forte, che rimbombava per tutta la via semideserta. Percorreva il marciapiede di fronte casa, e stava quasi per attraversare, quando un giovane uomo sbucò fuori dall’ombra, con un movimento rapido e impercettibile. L’uomo sorrise e parlò:<<Buonasera Eddy>> salutò strascicando le vocali. Poi continuò <<Ma come andiamo di fretta…bello l’impermeabile, me lo devi prestare>>e così dicendo si avvicinò,viscido, e sfiorò con le dita ossute l’indumento.
Eddy si scostò bruscamente <<Giù le mani, Miky>>. Poi lo guardò e aggiunse quasi sorridendogli <<Prova solo a sfiorarmi e non so se rimarrà di te qualcosa a sufficienza per impolverare l’asfalto>>
L’uomo chiamato Miky parve irrigidirsi. Si rivolse ad Eddy:<<Ti do sui nervi, eh? Lo so, lo so…ma anche se siamo qui, davanti alla vostra umile dimora, quante probabilità ci sono che …ehm…tuo padre …diciamo così, si…tuo padre dicevo, arrivi in tempo? Neanche il tuo paparino può essere così veloce…o almeno più veloce di me. Quante probabilità ci sono che riesca a polverizzarmi?>>
<< Quante probabilità ci sono che io riesca a polverizzarti?>>.
La risposta fece morire lentamente il sorriso superbo e ammiccante sul viso pallido di Miky
<<E’ in casa Niccolò?>>
<<Lo sai benissimo che c’è così come lui sa che tu sei qui>>
<<Mpf…beh, oggi non sono in vena di sorbirmi quel buon samaritano del tuo papino…magari ripasso>>. L’uomo girò l’angolo e sparì. Eddy entrò in casa attraversò il corridoio fino al salotto dove trovò il padre che doveva essersi appena svegliato, poiché non si era ancora cambiato.
<< Papà qui fuori c’era Miky>>disse Eddy
<<Si lo so, l’ho sentito>>
<<Quando l’ho minacciato ha avuto paura di me>> aggiunse con leggerezza Eddy sedendosi di traverso su divano
<<Michelangelo è così, è stato sempre un pusillanime. Non avrebbe dovuto acquisire il potere che ha adesso>> rispose Niccolò calmo
<<Mmm… sai che consolazione>> ribatte Eddy con sarcasmo. Poi cambiò bruscamente posizione e cercando di prendere alla sprovvista suo padre gli chiese: <<Posso venire con te stasera?>>
<<Sai che preferisco di no>>rispose lui risoluto. Ma Eddy tornò alla carica:
<<Potrei aspettarti da qualche parte, in un bar, in una pizzeria…e poi domani non ho scuola. Potremmo andare al cinema e poi fare un giro nei giardini pubblici … dai, dopo il cinema mi riporti a casa e filo subito a letto e tu continui da solo…daidaidaidaidaidaidaidai>>
<< Va bene>>rispose il giovane uomo rassegnato



La musica rimbombava all’interno del locale , mentre Eddy beveva la sua coca in solitudine al bancone guardando la gente della notte che si apprestava a vivere un’altra sera all’insegna del piacere, della trasgressione o chissà , semplicemente dell’abitudine. Senza dubbio chiunque guardando Eddy , appena dodicenne, avrebbe giudicato scellerati o riprovevoli i suoi genitori, senza sapere che Eddy non era affatto in pericolo, qualsiasi cosa di ordinario potesse accadere, ma che anzi, forse, Eddy poteva, talvolta, rappresentare un pericolo per il prossimo. Eddy non era una persona normale, o per lo meno non normale come si possa intendere di prassi. I lunghi capelli neri e lisci raggiungevano le scapole e indossava il suo impermeabile nero, il suo capo d’abbigliamento preferito. La coca nel bicchiere stava quasi per finire quando Eddy volse lo sguardo verso la porta del locale mentre faceva il suo ingresso un giovane di forse 26-27 anni, magro e di media statura, il cui volto era nascosto da una sciarpa color caramello e un berretto da baseball calato giù sugli occhi. Papà. Beh non proprio, non era certo sangue del suo sangue anche perché se così fosse stato ci sarebbe stato da preoccuparsi seriamente…! Ma poteva dirsi un eccellente padre adottivo.
<<Ciao Pa’>>
<<Ah, sei qui… sono tornato il prima possibile. Cosa hai fatto? Hai parlato con qualcuno? Ti si è avvicinato qualche tipo strano?>>
<<Beh , a parte te?>>
<<Mpf,…non hai preso niente da nessuno, vero? Ah, ecco, hai ancora la coca>>disse indicando il bicchiere tra le mani di Eddy
<<Andiamo? L’ultimo spettacolo sta per iniziare>> Eddy saltò giù dalla sedia come se avesse le molle, con il sorriso stampato in viso>>
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